Celebrazioni per il IV centenario della morte di Ulisse Aldrovandi Universitˆ di Bologna Ulisse Aldrovandi

Ulisse Aldrovandi (1522-1605)

Professore di filosofia naturale a Bologna e fondatore dell'Orto Botanico, fu ritenuto da Linneo e da Buffon il fondatore della Storia Naturale moderna.

Con una prodigiosa attività di studio e di lavoro, riuscì a fare di Bologna uno dei maggiori centri della ricerca naturalistica europea e uno snodo importante per la circolazione e il confronto delle idee scientifiche.

Quello che si apriva dinanzi allo studioso della seconda metà del Cinquecento era un mondo decisamente più vasto e più vario rispetto a quello degli antichi. Le scoperte geografiche andavano rivelando realtà naturali del tutto nuove delle quali era ovviamente impossibile avere una completa conoscenza diretta. Così, non potendo "andare in tutti e luoghi", Aldrovandi puntò sul trasferimento e la ricostituzione della realtà naturale di ogni terra lontana o vicina all'interno delle proprie mura domestiche. Nasceva così, verso la metà del XVI secolo, quel museo, o "teatro", o "microcosmo di natura", che assorbì buona parte delle energie del naturalista bolognese e che gli consentì di raccogliere 18.000 "diversità di cose naturali" e 7000 "piante essiccate in quindeci volumi".

Una collezione straordinariamente ricca, che si differenziava dal modello enciclopedico tipico delle Kunst - und Wunderkammern per la configurazione nettamente specializzata in senso naturalistico che aveva assunto. Della raccolta erano parte integrante i 17 volumi che raccoglievano migliaia di raffigurazioni di animali, piante, minerali, e mostri e i 14 armadi, le Pinachoteche, contenenti le matrici xilografiche per l'illustrazione dei volumi a stampa.

Aldrovandi affidava alle figure un ruolo assolutamente centrale nell'ambito della ricerca: esse servivano a mostrare le "cose di natura" nella loro interezza e nel loro stato ottimale e conferivano così ai reperti conservati nel Museo piena validità scientifica. Quelle stesse figure, eseguite a tempera o ad acquerello da una serie di artisti tra i quali Jacopo Ligozzi, Agostino Carracci, Giovanni Neri, Cornelio Schwindt, riprodotte con la tecnica xilografica nei 13 volumi della Storia Naturale (grazie soprattutto all'opera dell'incisore Cristoforo Coriolano), riuscivano nell'intento di "far vedere" la realtà naturale a tutti i lettori e di fornire, traducendo le parole in cose, una compiuta dimostrazione di quanto esposto nel testo scritto.

Aldrovandi dispose per testamento che l'intero patrimonio scientifico che aveva accumulato andasse in eredità al Senato di Bologna. Nel 1617 il museo ricevette quindi collocazione nel Palazzo Pubblico, ove rimase fino al 1742, quando ne venne disposto il trasferimento a Palazzo Poggi, nei locali dell'Istituto delle Scienze di Palazzo Poggi. Nel corso dell'Ottocento la collezione fu in gran parte smembrata e distribuita tra musei e biblioteche non solo cittadini. Nel 1907 una parte dei reperti fu riunita nell'ambiente attuale.

IV centenario 1605-2005